Da Raffaella Papa
Il docufilm di Pietro Mariani racconta il naufragio dell’Utopia e allarga lo sguardo sul significato più profondo dell’esperienza migratoria.
Per alcuni fu una promessa di riscatto, per altri un destino senza appello. Utopia è una parola che, nel lessico comune, rimanda a un luogo ideale, a un altrove capace di rispondere a desideri e mancanze che la realtà non riesce a colmare. Non è un caso che proprio questo termine fosse stato scelto per battezzare il piroscafo SS Utopia, su cui, alla fine dell’Ottocento, centinaia di emigranti italiani si imbarcarono inseguendo la prospettiva di una vita diversa. Per molti di quegli italiani, tuttavia, il sogno di un futuro roseo lontano dall’Italia si trasformò in tragedia, e finì nel buio di un fondale freddo e dimenticato.
Utopia – Viaggi senza ritorno, il docufilm del regista Pietro Mariani è un’opera che, prendendo le mosse dal naufragio dell’Utopia, allarga lo sguardo fino a comprendere il significato più profondo e universale dell’esperienza migratoria. “Il sottotitolo Viaggi senza ritorno non riguarda solo il naufragio”, chiarisce Mariani, “ma il fatto che chi emigra, nella maggior parte dei casi, non torna davvero: una volta costruita una nuova vita, è difficilissimo sradicarsi di nuovo”.
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